URS LUTHI

Biography

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È immediatamente evidente che gli occhi reali non possono essere riprodotti attraverso le immagini: gli occhi che vedono sono in costante movimento, le pupille si espandono e si contraggono, il colore tende a cambiare con la luce, anche le palpebre modificano incessantemente l’aspetto dell’occhio. Senza questa influenza l’arte del trucco non sarebbe mai nota. Ma nel caso di Urs Lüthi l’occhio diventa solo un mezzo, che va oltre le apparenze, una porta per entrare all’interno di un labirinto nascosto che conduce al nido della nostra autentica identità (“Sketches”, 1970). Nelle scienze etnoantropologiche e sociali il concetto di identità riguarda, per un verso, il modo in cui l’individuo considera e costruisce se stesso come membro di determinati gruppi sociali: nazionalità, classe sociale, livello culturale, etnia, professione; e per l’altro, il modo in cui le norme di quei gruppi consentono a ciascun individuo di pensarsi, muoversi, collocarsi e relazionarsi rispetto a se stesso, agli altri, al gruppo a cui afferisce e ai gruppi esterni intesi, percepiti e classificati come alterità. Il processo di formazione dell’identità si distingue in due componenti: una di identificazione e una di individuazione. Nella prima il soggetto si rifà alle figure rispetto alle quali si sente uguale e con le quali condivide alcuni caratteri. Con la componente di individuazione il soggetto fa riferimento alle caratteristiche che lo distinguono sia dai gruppi a cui non appartiene (e in questo senso, ogni identificazione/inclusione implica un’individuazione/esclusione), sia dagli altri membri del gruppo rispetto ai quali il soggetto si distingue per le proprie caratteristiche fisiche e morali e per una propria storia individuale, che è sua e di nessun altro. Il corpo è un altro elemento fondamentale nella poetica di Urs Lüthi, che diventa mediatore tra noi e il mondo, un habitus. Si definisce antropopoiesi la modifica del corpo per motivazioni culturali, serve alla persona per definire la propria identità rispetto agli altri e a mostrare alla società in che fase della vita si trova (“Just another Story about Leaving”, 1974). Le differenze anatomiche tra maschio e femmina sono la prima base classificatoria e per la differenziazione culturale e sociale. La separazione, esclusione, distinzione tra sessi è applicata attraverso simboli, pratiche e attribuzioni di ruoli reali ed immaginari. Tutti noi rivestiamo ruoli, e questo è quello che ci svela Lüthi nelle sue composizioni fotografiche: egli chiarisce che l’identità è contestuale e relazionale, cioè essa può variare in base al contesto e al ruolo che si gioca all’interno della rete di relazioni e percezioni in cui siamo inscritti e attivi. Bauman definisce la perdita dei confini identitari contestualizzati nell’epoca della post-modernità. In sintesi, se si perdono alcuni riferimenti essenziali per il proprio Io, si vanno a perdere i propri confini identitari, ossia culturali, religiosi, etnici. Si dice spesso che conoscere ci rendi liberi, ma forse anche più tristi, soprattutto se si prende consapevolezza della natura umana e del fatto che a numerose domande, e in particolare a quelle più importanti, non c’è una risposta unica e certa. Così come è la realtà, mutevole, in continuo divenire, un flusso travolgente che non può essere interpretato in maniera oggettiva. È questa l’interpretazione della vita alla base di tutto il pensiero artistico di Urs Lüthi, secondo cui gli uomini sono intrappolati in una serie di maschere attribuite dagli altri in base al loro punto di vista.





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