LUIGI GHIRRI

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LUIGI GHIRRI (1943)
Luigi Ghirri nasce a Scandiano (Reggio Emilia) il 5 gennaio 1943. Inizia a fotografare nel 1970 lavorando principalmente per artisti concettuali; è così che dà il via a varie ricerche personali che verranno successivamente pubblicate con i titoli diversi. Ghirri realizza le sue prime fotografie durante le vacanze estive o i fine settimana, raggruppandole all’interno di un nucleo che più avanti chiamerà Fotografie Del Periodo Iniziale, in cui e possibile individuare la germinazione di numerosi progetti successivi. Il suo lavoro si esprime attraverso immagini di luoghi e persone colte nella normalità dei propri rituali.Parallelamente, realizza anche immagini con soggetti inanimati, in cui è assai frequente il ricorso al ready-made o l’attenzione per l’objet trouvé, il cuore tematico dei cosiddetti Paesaggi Di Cartone. A parte qualche raro viaggio in Europa, Ghirri non deve spostarsi di molto per trovare i giusti stimoli, spesso rintracciati nell’anonima periferia dietro casa, il paesaggio a lui più familiare. Anche la scelta di fotografare a colori fa in un certo senso parte del medesimo intento: “fotografo a colori perchè il mondo reale non è in bianco e nero”.Lentamente, la sua riflessione artistica si sposta dall’abilità necessaria all’artista per creare manualmente l’opera, verso la coincidenza tra l’opera e la realtà registrata dalla macchina fotografica, in un processo che recuperava appunto il ready-made di Marcel Duchamp e la scrittura automatica dei Surrealisti. Ponendo al centro della sua ricerca il guardare, ossia la capacità al contempo razionale ed emotiva di decifrare i dati raccolti attraverso la percezione, trasformandoli in pensiero visivo, inizia a lavorare a soggetti diversi, e a partire da questo periodo struttura le sue prime serie che prendono spunto dalla visione del paesaggio urbano: nasce cosi Colazione Sull’Erba, un lavoro che si concentra sul rapporto tra natura e artificio attraverso uno sguardo ai giardini condominiali e alle villette unifamiliari della periferia. Nel 1973 Ghirri prosegue la sua ricerca e concepisce la serie Catalogo: mediante la campionatura e, talvolta, la messa in sequenza di superfici e dettagli facenti parte del panorama costruito da muri, porte, finestre o serrande, egli compie un’analisi della ripetitività che caratterizza la cultura contemporanea. Continuando a prendere spunto dal tema della superficie realizza poi Km 0.250, la riduzione fotografica in scala 1:10 del muro perimetrale dell’autodromo di Modena ricoperto di manifesti pubblicitari. Se già questi lavori gli richiedevano spostamenti minimi sul territorio, nello stesso anno con la serie Atlante, arriva a realizzare il proprio viaggio immaginario addirittura tra le pareti di casa. Attraverso il processo di astrazione compiuto dalla fotografia, le pagine di un semplice atlante geografico perdono la loro funzione descrittiva e l’opera così concepita offre la possibilità di addentrarsi nel fantastico mondo dei segni: il reale e la sua rappresentazione convenzionale in questo caso sembrano coincidere, la formulazione del problema si sposta, da quello della significazione a quello dell’immaginazione. La novità e la portata del suo lavoro iniziano a venire notate dalla critica, che lo segnala in numerose recensioni. Si convince così ad affrontare pienamente la grande avventura dell’arte, abbandonando del tutto la professione di geometra, che già lo aveva comunque influenzato per molte cose (i concetti di spazio, paesaggio, costruzione, dato e progetto). Nel 1974 conosce Paola Borgonzoni, che lo affiancherà nel lavoro e nella vita. Nel corso dello stesso anno realizza un nuovo lavoro, Infinito. Si tratta di una sorta di album autobiografico del cielo: 365 immagini di cielo fissate giorno dopo giorno e montate alla fine dell’anno secondo una fitta texture che non segue l’ordine cronologico, offrendogli la possibilità di essere ricomposta all’infinito. Ogni singolo anno passa ricco di progetti e lavori, ma nel 1976 inizia a prospettarsi per lui un lungo periodo particolarmente denso di eventi, nel quale l’interesse per il tema del paesaggio si fa via via crescente: la lettura dei luoghi appartenenti a un’Italia meno nota, fuori dalle piste del turismo convenzionale, sembra corrispondere con la ricerca di una identità, individuale e collettiva. “Quello che ho fatto tra il 1970 e il 1975, fotografando i margini delle città antiche, o prevalentemente paesi senza dignità storica e geografica, è stata una sorta di ricomposizione di album di famiglia del mio e del nostro esterno”. Prendono così corpo le serie Vedute e Italia Ai Lati. Successivamente, si ha a Roma la sua prima personale importante - duecento fotografie - dal titolo Cancellature, e si prosegue con le serie Still Life, Il Paese Dei Balocchi e In Scala, tutte ispirate al suo quotidiano. Nel 1977 fonda la casa editrice Punto e Virgola, con la quale pubblica, in Italia e in Francia, Kodachrome (1978), frutto di una ricerca intrapresa all’inizio del decennio. Dopo una serie di svariati lavori e pubblicazioni che coinvolgono diverse città italiane, la sua lunga e profonda riflessione sul tema del paesaggio culmina nel 1989 con la pubblicazione dei volumi Paesaggio Italiano e Il profilo Delle Nuvole. Dopo questo spartiacque, che segna l’inizio del suo lavoro per pubblicazioni e monografie, ancora per vent’anni Luigi Ghirri continua a produrre opere e a lavorare a progetti monografici e collettivi che porteranno la sua produzione artistica ad essere esposta non solo in Italia ma in tutta Europa. Nel 1991 conclude un lavoro su Giorgio Morandi, che lo aveva impegnato per due anni, solo uno dei centinaia di progetti che ha portato a termine nel corso della sua carriera artistica. Si spegne a Roncocesi (Reggio Emilia) il 14 febbraio 1992. Stava ancora lavorando ad altri progetti artistici.

Luigi Ghirri was born in Scandiano (Reggio Emilia) on January 5th, 1943. He started taking photographs in 1970, working mainly for conceptual artists; this is how he starts various personal researches that will be subsequently published with different titles. Ghirri takes his first photographs during the summer holidays or weekends, grouping them inside a nucleus that later will call Photographs Of The Initial Period, in which it is possible to identify the germination of numerous future projects. His work is expressed through images of places and people caught in their everyday rituals. At the same time, he also creates images with inanimate subjects, in which the use of ready-made or the attention to the objet trouvé, the core thematic of the so-called Landscapes Of Cardboard, is very frequent. Apart from some rare travels in Europe, Ghirri does not have to move much to find the right stimuli, often traced in the anonymous suburbs behind the house. Even the choice to photograph in color is in a sense part of the same intent: “I take photos in color because the real world is not in black and white". Slowly, his artistic search moves from the skill necessary to the artist to create the work manually, towards the coincidence between the work and the reality recorded by the camera, in a process inspired by the ready-made by Marcel Duchamp and the automatic writing of Surrealists. Putting the eye at the center of his research, that is the ability at the same time rational and emotional to decipher the data collected through the perception, turning them into visual thinking, begins to work on different subjects, and from this period he creates his first series, inspired by the vision of the urban landscape: this is how Colazione Sull'Erba was born, a work that focuses on the relationship between nature and artifice through a look at the condominium gardens and single-family houses on the outskirts. In 1973 Ghirri continued his research and conceived the Catalog series: through the sampling and, sometimes, the sequencing of surfaces and details forming part of the panorama built by walls, doors, windows or shutters, he made an analysis of repetitiveness that characterizes contemporary culture. Continuing to take a cue from the theme of the surface, he then creates Km 0.250, the photographic reduction in 1:10 scale of the perimeter wall of the Modena circuit covered with advertising posters. If these works already required him to move around the area in the same year, with the Atlante series, he arrives to make his own imaginary journey even among the walls of the house. Through the process of abstraction performed by photography, the pages of a simple geographic atlas lose their descriptive function and the work thus conceived offers the possibility of entering the fantastic world of signs: the real and its conventional representation in this case seem to coincide, the formulation of the problem moves from that of signification to that of imagination. The novelty and the scope of his work begin to be noticed by the critics, who reported him in numerous reviews. At this point, he manages to convince himself to fully face the great adventure of art, abandoning completely the profession of surveyor, who had already influenced him for many things (the concepts of space, landscape, construction, data and design). In 1974 he met Paola Borgonzoni, who will support him in work and in life. In the same year he created a new work, Infinito. It is a sort of autobiographical album of the sky: 365 images of the sky, day after day and mounted at the end of the year according to a dense texture that does not follow the chronological order, offering the possibility of being recomposed endlessly. Every single year that passes is rich in projects and works, but in 1976 a long parenthesis of events, in which the interest for the theme of the landscape is gradually growing, is beginning to develop for him: getting to know places belonging to a less known Italy, off the beaten track of conventional tourism, seems to correspond with the search for an individual and collective identity. "What I did between 1970 and 1975, photographing the margins of ancient cities, or predominantly countries without historical and geographical dignity, was a sort of reconstruction of family albums of mine and of our exterior". The series Vedute and Italia Ai Lati take shape. Subsequently, he has in Rome his first important solo exhibition - two hundred photographs - entitled Cancellature, and continues with the series Still Life, Il Paese Dei Balocchi and In Scala, all inspired by his daily life. In 1977 he founded the publishing house Punto E Virgola, with which he published, in Italy and in France, Kodachrome (1978), the result of a research undertaken at the beginning of the decade. After a series of various works and publications involving several Italian cities, his long and profound research on the theme of the landscape culminates in 1989 with the publication of the volumes Paesaggio Italiano and Il Profilo Delle Nuvole. After this watershed, which marks the beginning of his work for publications and monographies, for twenty years Luigi Ghirri kept producing works and monographic and collective projects that will bring his artistic production to be exhibited not only in Italy but in all of Europe. In 1991 he concluded a work on Giorgio Morandi, who had engaged him for two years, only one of the hundreds of projects he completed during his artistic career. He died in Roncocesi (Reggio Emilia) on February 14th,1992. He was still working on other artistic projects.





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