ETTORE SORDINI

Biography




ETTORE SORDINI (1934 - 2012)
Ettore Sordini nasce a Milano nel 1934. Sono proprio gli anni milanesi che segnano in maniera indelebile la formazione di Sordini, che studia all’Accademia di Brera. Sotto la guida di Malerba, scultore capo della Fabbrica del Duomo, studia, disegna e scolpisce fino ai primi anni Cinquanta. Più tardi farà esperienza di pittura con Barchi, pittore eclettico di grande mestiere. Conosce Roberto Crippa, Cesare Peverelli, Lucio Fontana e ne diviene amico, collaboratore e discepolo. Frequentando l’atelier di Cesare Peverelli, “quei brividi del pennello rimarranno per sempre nel bagaglio della sua arte”, come scrive, dalle colonne del Corriere della Sera, Giorgio Cortenova, con l’articolo intitolato Un Milanese Fra I Miti Del 900 (28 febbraio 2010). Artista precoce, esordisce così in una Milano scossa da fremiti di grande vitalità creativa: dopo l’esperienza futurista, era nato un coacervo di artisti le cui idee originali risentivano favorevolmente dell’insegnamento e del fascino di Lucio Fontana, tornato nel 1947 dall’Argentina. In questo periodo Sordini sviluppa una pittura parasurreale vicina a quella coeva di Piero Manzoni, del quale è profondo conoscitore e sicuro esperto grazie anche agli anni di amicizia vissuti con Manzoni a Milano. Sempre con Manzoni e con Giuseppe Zecca e Camillo Corvi Mora nel dicembre del 1956 stila il manifesto Per La Scoperta Di Una Zona Di Immagini, che auspica il raggiungimento di una pittura che attui la totale coincidenza fra mitologia personale e mitologia universale, solo il primo di una significativa serie di manifesti. Tra il 1957 ed il 1958 redige e firma sette manifesti: L’Arte Non E’ Vera Creazione e Oggi Il Concetto Di Quadro (con Manzoni e Verga); Per Una Pittura Organica (firmato anche da Guido Biasi e Mario Colucci); il Manifesto Di Albissola Marina (con gli stessi artisti); Contro Lo Stile, che proclama avversione tanto all’Astrattismo quanto all’Informale (firmato da ben ventiquattro nomi internazionali); il Manifesto Dell’Arte Interplanetaria (con Verga e Baj, Lucio Del Pezzo, Bruno di Bello, Farfa ed altri), che risente tanto dello spazialismo di Fontana quanto dell’utopia positivistica; il Manifesto Di Napoli (che ha tra i firmatari anche Edoardo Sanguineti). La pittura di Sordini decanta progressivamente il valore materico e si rarefà sempre di più in un segno esile e scarno, primario ma sinuoso; è per una cromia tenue e delicata, quasi impalpabile. Già nelle prime opere traspare, infatti, una sensibilità matura attraverso un grafismo del tutto originale e personalissimo. Sono immagini segniche intimamente complesse che trovano respiro nel campo incontaminato, libero della superficie. Sordini si avvale di una tecnica tutta grafica per costituire sulla tela, campita di un solo tono, tracce rade e sottili di colore che rimandano a memorie di immagini antropoidi filamentose, così da arrivare al segno già attraverso un processo di azzeramento di una matericità di origine esistenziale come conquista di libertà lirica. Nel 1962, gli ex Nuclearisti Sordini e Verga con gli ex Naturalisti Agostino Ferrari e Arturo Vermi, ma anche con Ugo La Pietra e il poeta Alberto Licia come teorico, danno vita al gruppo Il Cenobio: tentativo estremo di opporsi sia alle tendenze nichilistiche e ipercritiche nei confronti della pittura e sia all’incipiente invasione della cultura artistica americana che con il successo della Pop Art segna la fine del microclima milanese legato alle avanguardie europee. Il gruppo di artisti del Cenobio espone nel 1962 nella Galleria il Cenobio di Milano una serie di mostre personali e, collettivamente, l’anno successivo si avvicendano le mostre alla Saletta del Premio del Fiorino a Firenze e alla Galleria L’Indice di Milano, nel 1964 la volta della Galleria Cavallino di Venezia a cui fanno seguito numerose altre occasioni. Mostre dedicate agli artisti del Cenobio sono state molto dopo realizzate tanto da Bruno Passamani a Brescia nel 1981 ad AAB (Museo Laboratorio di Arti Visive) quanto da Angela Vettese nel 1989 con la mostra Milano Et Mitologia (incentrata su anni cruciali della ricerca artistica milanese tra 1958 e 1964) e poi con Un percorso, Ricerca E Ipotesi 1959-1994: Il Gruppo Del Cenobio nel 1994 a Palazzo Martinengo a Brescia e nel 1995 alla Galleria Peccolo di Livorno. L’orientamento verso il segno, del resto, aveva già contraddistinto in Italia gli esperimenti di quel gruppo romano in cui emergevano Capogrossi, Sanfilippo, Accardi, Novelli, Perilli, Tancredi Parmeggiani, Twombly. Ancora una volta è Sordini a fare da ponte tra le due situazioni, quella milanese e quella romana, dove si trasferisce dopo lo scioglimento del Cenobio. Nel 1966 partecipa alla Biennale di Venezia dove espone una serie di opere di preminente carattere grafico e monocromo. Per Sordini la geometria diviene sempre più perno di un’emozionalità tanto intensa quanto rattenuta, fino a farsi realmente tridimensionale gioco di spazi. A Roma accanto alle numerose mostre personali (in particolare alla Galleria l’Oca, alla Galleria Romero e alla Galleria La Salita) partecipa anche alle grandi rassegne nazionali quali Linee Della Ricerca Artistica Italiana, allestita nel Palazzo delle Esposizioni del 1981 e la Quadriennale di Roma del 1986. Dall’inizio degli anni Sessanta, Sordini approfondisce l’uso del colore e vincola il segno in più stringenti strutturazioni geometriche. Nel 1970 espone le sue prime Assonometrie dalle forti tonalità. Il suo lavoro ora si gioca in una zona di ambiguità; fra scultura e architettura. Si apre per Sordini una nuova fase che Bruno Passamani definisce “della emozione strutturata e del dialogo con la geometria”. Dai primi anni 2000, le sue Marine sono il risultato di un cammino di sintesi del paesaggio italiano. Le esperienze plastiche giovanili e la naturale curiosità, oltre a portarlo a interessarsi del rapporto tra pittura e architettura, lo conducono anche ad approfondire quello tra pittura e illustrazione. Ha così illustrato diverse raccolte di poesie ed ha dedicato la mostra Finestre alla poesia di Delio Tessa. Nel 2002 collabora con l’Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Perugia, realizzando, in collaborazione con Antonio Capaccio, un progetto dal titolo Atlante Ragionato d’Arte Italiana, che prevede una serie di mostre dedicate ad artisti appartenenti ad un’area alternativa a quelle forme dell’arte contemporanea che ricercano un facile consenso comunicativo attraverso stili internazionali ed una acritica adesione allo spettacolo tecnologico e mediatico. L’iniziativa viene realizzata negli spazi del CERP (Centro Espositivo Rocca Paolina) e si conclude nel 2003 con una mostra antologica di Sordini. “Sulle tele di Sordini”, scrive Fulvio Abbate nel gennaio del 2010, “sembra, infatti, appalesarsi l’attimo di quando le cose non sono ancora tali, quando le cose iniziano a esistere”.

Ettore Sordini was born in Milan in 1934. It is precisely the Milan years that permanently mark his artistic education, mostly because he studied at the Accademia di Brera. Under the guidance of Malerba, chief sculptor of the Fabbrica del Duomo, he studied, designed and sculpted until the early Fifties. Eventually he will experience painting with Barchi, an eclectic painter of great skills. He met Roberto Crippa, Cesare Peverelli, Lucio Fontana and became his friend, collaborator and disciple. Attending Cesare Peverelli's atelier, "those chills of the strokes will remain forever in the baggage of his art", as journalist Giorgio Cortenova writes, from the Corriere della Sera columns, in the article entitled A Milanese Among The Myths of XX Century (February 28th, 2010). A precocious artist, he begins working in a Milan shaken by the thrills of great artistic vitality: after the Futurist experience, a bunch of artists was born, whose original ideas were favorably influenced by the teaching and the charm of Lucio Fontana, who came back from Argentina in 1974. During this period, Sordini develops a para-surrealistic painting close to the contemporary style of Piero Manzoni, of whom he is a profound connoisseur and expert, thanks to their long time friendship. Together with Manzoni, Giuseppe Zecca and Camillo Corvi Mora, in the December of 1956, he wrote the manifesto Per La Scoperta Di Una Zona Di Immagini, which advertises the achievement of a painting that could carry the total coincidence between personal and universal mythology, only the first one of a significant series of manifestos. Between 1957 and 1958, he wrote and signed seven manifestos: L’Arte Non E’ Vera Creazione and Oggi Il Concetto Di Quadro (with Manzoni and Verga); Per Una Pittura Organica (also signed by Guido Biasi and Mario Colucci); the Manifesto Di Albissola Marina (with the same artists); Contro Lo Stile, against both Abstractionism and Informal (signed by 24 international names); the Manifesto Dell’Arte Interplanetaria (with Verga, Baj, Lucio Del Pezzo, Bruno di Bello, Farfa and others), which is affected both by Fontana's Spatialism and by positivistic utopia; the Manifesto Di Napoli (which also includes Edoardo Sanguineti among the signatories). Sordini's painting lets progressively go the material value and becomes increasingly subtle in a thinner and thinner, primary but sinuous sign; he is for a soft and delicate, almost impalpable color. In fact, in the early works, there is a sensibility developed through a totally original and very personal graphism. These works are intimately complex images made by signs that find their breath in the uncontaminated, free surface. Sordini uses a technique that is all graphic to form on the canvas, in a single tone, thin and subtle traces of color that refer to memories of filamentous anthropoid images. In 1962, the former Nuclearists Sordini and Verga with the former Naturalists Agostino Ferrari and Arturo Vermi, but also with Ugo La Pietra and the poet Alberto Licia as theorist, found the Cenobio Group: an extreme attempt to oppose both the nihilistic and hypercritical tendencies towards painting and both the incipient invasion of American artistic culture and the success of Pop Art, which puts an end to that part of Milan art scene which was still bounded to the European avantgardes. The Cenobio group of artists exhibited in 1962 in the Galleria Cenobio with a series of personal exhibitions and, collectively, the following year they alternated the exhibitions at the Salotto of the Fiorino Prize in Florence and at Galleria L'Indice in Milan, in 1964 at Galleria Cavallino di Venezia followed by numerous other shows. Exhibitions dedicated to the artists of Cenobio were much later realized by Bruno Passamani in Brescia in 1981 at AAB (Museum of Visual Arts) as well as by Angela Vettese in 1989 with the exhibition Milan And Mythology (focused on the crucial years of Milan artistic research between 1958 and 1964) and then with A Path, Research And Hypothesis 1959-1994: The Cenobio Group in 1994 at Palazzo Martinengo in Brescia and in 1995 at the Galleria Peccolo in Livorno. The orientation towards the sign, moreover, had already started in Italy thanks to the experiments of that Roman group in which emerged Capogrossi, Sanfilippo, Accardi, Novelli, Perilli, Tancredi Parmeggiani, Twombly. Once again Sordini is the bridge between two situations, Milan and Rome, where he moved after the dissolution of Cenobio. In 1966 he participated in the Venice Biennale where he exhibited with a series of mostly graphic and monochrome works. For Sordini, geometry progressively becomes the pivot of an emotionality as intense as it is kept, until it becomes a truly three-dimensional game of spaces. In Rome, alongside numerous personal exhibitions (in particular at the Galleria l'Oca, the Romero Gallery and the La Salita Gallery) he also participates in major national exhibitions such as Lines Of Italian Artistic Research, set up in the 1981 at Palazzo delle Esposizioni, and the Rome Quadrennial of 1986. From the beginning of the Sixties Sordini deepens the use of color and transform the sign into more stringent geometric structures. In 1970 he exhibited his first Assonometries with strong shades. His work is now set in an area of ??ambiguity between sculpture and architecture. A new phase opens up for Sordini, which Bruno Passamani defines a phase of structured emotion and dialogue with geometry. From the early 2000, his marine landscapes are a result of a journey of synthesis of the Italian landscape. The past experiences took him to develop an interest in the relationship between painting and architecture, but also painting and illustration. He illustrated indeed several collections of poems and dedicated his show “Finestre” to the poetry of Delio Tessa. In 2002 he collaborated with the Department of Cultural Policies of Perugia, realising, in collaboration with Antonio Carpaccio, a project titled Atlante Ragionato D’Arte Italiana, which includes a series of exhibitions dedicated to alternative artists and those artists who did not adhere to the media shows and mass communication art. The initiative was carried out by CERP (Rocca Paolina Exhibition Center) and ended in 2003 with an anthological exhibition of Sordini’s work. “In the canvases made by Sordini” Fulvio Abate writes in January 2010, “it seems that moment when things are not yet such shows up, that particular moment when things start to exist”.






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